Quando un bambino, un adolescente o un adulto manifestano sintomi di malessere e disagio, può essere opportuno capire cosa sta succedendo in quel particolare momento della vita, mettere a fuoco le difficoltà per poterle affrontare e superarle al meglio.

Fare una psicodiagnosi significa fare una valutazione delle caratteristiche della personalità, delle eventuali difficoltà e risorse della persona in ambito relazionale, cognitivo, emotivo e comportamentale.

Non di stratta di dare un’etichetta, di dare il nome a una malattia, ma di approfondire la conoscenza del funzionamento globale della personalità, dei modi in cui si gestiscono le emozioni e le relazioni e degli aspetti cognitivi (memoria, intelligenza, pensiero, linguaggio), per poi valutare se e quale tipo di percorso è utile per raggiungere un maggior benessere.

La psicodiagnosi prevede una serie di incontri, che iniziano con una raccolta della storia di vita e proseguono con colloqui clinici (gioco libero e disegno per i più piccoli) e con l’utilizzo di strumenti quali questionari, test di personalità, test psicometrici e proiettivi. Il loro utilizzo varia in base all’età della persona e ai sintomi del soggetto. Alla fine del percorso diagnostico in un “colloquio di restituzione” viene condiviso e approfondito quanto emerso negli incontri precedenti e si valuta la necessità o meno di intraprendere un percorso psicologico.

Nel caso di minori, i genitori sono coinvolti sia nella fase di raccolta della storia di vita, sia nella restituzione di quanto emerso dalla psicodiagnosi.

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